Il diritto rappresenta una chiave necessaria alla comprensione dei fenomeni, ma anche, e da sempre, un’infrastruttura indispensabile a qualsiasi disegno geopolitico. Al fine di chiarire questi dati, e sottrarre il diritto al giogo stretto fra cavilli e filosofia, questo libro fa incontrare regole di differenti origini, giudici di varia toga, produttori di diritto di diversa legittimazione, attivisti donne e bambine, indigeni e banchieri, torturatori e depredati, all’interno di una continua dialettica fra i ‘noi’ e gli ‘altri’, nonché tra i differenti gradi di ‘globalità’ (quella dei traffici, della finanza, delle idee) e di ‘località’ (quella delle comunità, delle tradizioni, delle identità) che la realtà impone.
Un’analisi che mostra come la stessa nozione di Occidente non si riesca a definire senza il suo diritto, i suoi giuristi, e le loro strategie, più o meno innocenti.